Chi può trarre beneficio dal WEB?

Chi non si è mai affacciato a questa opportunità
ed ha preferito il “singing alone”, rinunciando ad una parte di fatturato interessante.

Chi vuole manifestarsi

a quella quota di mercato non raggiungibile attraverso i canali soliti, o semplicemente stimolare il ricordo nei propri clienti già acquisiti.

Chi desidera conoscere il proprio target,
analizzarne i comportamenti, ed arrivare a proporgli un prodotto sempre più specifico.

Il “behavioural targeting” farà parlare molto di sé: si tratta di raggiungere gli utenti internet con una comunicazione pubblicitaria che fa leva sulle loro recenti abitudini, scelte e comportamenti on line, per offrire messaggi sempre più coerenti ed affini alle loro esigenze e al loro “environment”.

Chi desidera “stare sul cliente”
e quindi crearsi un database da informare sulle novità, cambiamenti e aggiornamenti. Normalmente il cliente più sollecitato è quello che ormai costituisce lo “zoccolo duro” dell’azienda, con il quale si entra costantemente in contatto.

Ma esiste un pulviscolo di “indecisi” che hanno sentito dire qualcosa a proposito del brand, ma non riescono ad approfondire. Potendoli conoscere e contattare direttamente, potrebbero cambiare la loro posizione

Per godere dei benefici di questo nuovo approccio, il management aziendale deve ripensare l’azienda da cima a fondo.

L’approccio con il cliente on line è diretto e la trasparenza è una caratteristica fondamentale, soprattutto alla luce dei molteplici commenti che si producono in rete. Questa trasparenza e quindi la comunicazione diretta, diventano un punto di forza legato alla qualità e alla competitività.

Rimanere fuori dalla rete significa non avere alcun controllo sui molteplici commenti che vengono fatti a riguardo di ciò che una azienda produce o fornisce, e su un mondo parallelo che si muove nel più ampio silenzio ma che è in grado di produrre più danni di uno Tsunami, in termini economici. Per controllo si intende la consapevolezza di ciò che si dice, e la possibilità, in caso di opinioni negative sul brand, di poterle contrastare e modificare, insomma, intervenire.

Da alcune ricerche svolte negli Usa risulta infatti che il 90% della scelta si basa sul “word of mouth” (passaparola), se supportato da un sito in cui si trovano informazioni soddisfacenti relative a quella marca. Sotto il 50% il livello assegnato alla pubblicità espressa sotto ogni forma.


Non è più tempo di approssimazione.

L’UNICA SOLUZIONE per non rimanere fuori dai giochi è quella di approfittare delle nuove opportunità offerte dal web, affidandosi ad esperti che conoscono e parlano i nuovi linguaggi del mondo digitale.